DOLORE E SOFFERENZA

Dolore e sofferenza non sono la stessa cosa, anzi non sono nemmeno sinonimi, bensì il primo è la proiezione mentale della seconda. Tant’è che la sofferenza è in noi, è reale, vera, e appartiene al nostro io più profondo, mentre il dolore in sé non esiste, nasce solamente dalla sofferenza aggravata da pensieri mentali e ricordi che le donano un aspetto più emotivo e quantomeno logico.
La sofferenza è quello stato interiore di incomprensione di fronte agli eventi apparentemente troppo distanti da ciò che potevamo aspettarci. È proprio tale incomprensione che ci fa soffrire, ci spiazza e ci lascia immobili, quasi impotenti. Essa non porta con sé alcuna emozione, alcun ricordo e nessuna considerazione che possa anche lontanamente apparire logica e razionale, semplicemente c’è, è in noi e ci appartiene.
La sofferenza non può essere paragonata a nulla, non possiede colore o odore, non ha suono, è solo e soltanto uno stato interiore naturale quando non siamo in grado di comprendere quanto sta accadendo. Non è necessario lottare contro la sua esistenza, non avrebbe senso, in quanto è parte integrante della nostra coscienza, ed è proprio da lì che proviene. Và capita e compresa, è indispensabile ascoltarla e farne parte con tutto il nostro essere, perché porta in grembo proprio quelle risposte necessarie per evolvere positivamente il nostro stato interiore.
Lasciatevi da essa trasportare negli abissi più profondi di voi stessi, è una amica che ci vuole bene e nel momento in cui ci viene a far visita lo fa perché sa bene che abbiamo bisogno di lei e delle sue risposte, quelle vere, oneste e sincere.
La sofferenza è il verbo della Divina Coscienza, del Sé Superiore, che ci viene in aiuto.
Facendo tacere la mente ed evitando qualsiasi sua interferenza sarà davvero un’esperienza incredibile e meravigliosa scoprire fino dove è in grado di portarci la sofferenza e quanto essa è positiva, necessaria, quasi ottimistica. È, a tutti gli effetti, la via d’uscita.
Il risultato sarà stupefacente, una sensazione indescrivibile di accoglimento e comprensione, di auto-perdono e messaggi di grande e rinnovata speranza per il presente.

Tuttavia, è un ghiotto bottino per la mente che, in ogni modo, cercherà di filtrare questa intima percezione al fine di renderla negativa, ossessiva, persuasiva e inevitabilmente logorante. Aggiungendo ed elaborando, con massima cura e scaltra esperienza, ricordi appartenenti al passato e ragionamenti infimi che, sebbene sembrino impeccabili, sono viziosi, perversi e totalmente privi di logica ponderata, la mente trasforma il messaggio interiore della coscienza in puro e devastante dolore, fisicamente spossante ed emotivamente distruttivo. Tutto ciò solo per mantenerci incoscienti, per toglierci la possibilità di ascoltare ciò che proviene dal nostro io più profondo e per assicurarsi le nostre grazie fingendo di venirci in aiuto nel momento in cui, alla fine, riuscirà a farci dare la responsabilità del nostro dolore a qualcun altro, come il proprio partner, gli amici, i colleghi, i passanti o quant’altro.

Quando si prova sofferenza è il momento di provare gioia perché significa che siamo ancora in grado di ascoltare la nostra stessa voce interiore; per contro, quando veniamo aggrediti da un dolore, che presenta e rapporta minuziosamente ricordi passati e ragionamenti quasi profetici di un futuro fin troppo buio e tenebroso, meglio non dargli adito e il men che minimo credito, non ci appartiene ed è un nemico impavido, irriverente e fermamente deciso a mantenere il possesso su di noi.


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