IL RANCORE

La seconda tra le malattie energetiche è il rancore. Tale condizione ci assedia dalle viscere del nostro essere, ci attanaglia continuamente e ci offre una visione distorta degli eventi che fanno parte della nostra vita. È una malattia sfuggente, difficile da interpretare e ben nascosta dietro il pesante recinto delle giustificazioni.
Il rancore è quello stato d’animo che ci accompagna continuamente come forma ostile, davanti ad ogni situazione o azione, nostra o altrui. Ci rende negativi, nervosi, irascibili, sebbene, a ben vedere, senza alcun motivo. Il pessimismo e la diffidenza ne fanno parte e ne rappresentano le due forme fondamentali, ma anche la persistente fretta quotidiana e il pregiudizio, quest’ultimo come forma ibrida tra rancore e giudizio mescolati fra loro. Oltre alla premura, appartiene al rancore anche il dubbio, nonostante sarebbe meglio parlare di principale effetto, piuttosto che di appartenenza vera e propria.

Il rancore è come l’acqua, ci logora da dentro, costantemente, giorno dopo giorno, senza darci nemmeno la facoltà di accorgersi della corrosione interiore. Tanto lentamente, quanto inesorabilmente, si pospone tra noi e gli eventi, colorandoli di colori grigi, pesanti, negativi, fino al punto di rendere quasi non necessari gli eventi stessi, in quanto già negativamente vissuti nella nostra mente.

Il rancore è l’indisponenza di fondo che ci caratterizza, quello sguardo ostile che offriamo a chi ci contraddice prima ancora che lo faccia, ma è allo stesso modo il dare più valore e importanza agli aspetti negativi rispetto ai pari positivi, presupporre che ogni nostra azione dannosa sia giustificata dalla negativa volontarietà nelle azioni altrui, quelle passate o quelle sicuramente future.

In quanto malattia energetica, il rancore provoca lo sviluppo di scompensi fisici che si possono riscontrare nelle ovaie o nei testicoli, a livello ghiandolare, e tutte le disfunzioni o patologie che colpiscono il ventre, i reni, il fegato, il sistema riproduttivo, il sistema circolatorio e la vescica.

L’unica cura possibile per tale malattia energetica è la fiducia. Riprendere fiducia in sé stessi e negli altri è quantomeno importante e di basilare necessità, ovviamente non senza porre la giusta attenzione, volta per volta. Il pregiudizio, già di per sé, compromette la fiducia e non promuove alcun genere di unione, se non per goderne del successivo e preordinato fallimento. Il rancore, infatti, si autoalimenta obbligandoci a relazioni inutili, pericolose e destinate al termine, così da poter potenziare la morsa sulle nostre convinzioni.

Si può concludere dicendo che il rancore, a differenza di altri casi, non ci toglie alcuna possibilità di scelta, semplicemente influenza le nostre decisioni che, per partito preso, saranno sempre le più negative e controproducenti.

Di norma, è una malattia che vive incontrastata all’ombra di un’altra, o di altre, proteggendola da un nostro eventuale tentativo di presa di coscienza. È per questo motivo che si rende necessaria una profonda ribellione verso il rancore, in quanto rappresenta il nemico più difficile da raggiungere, ben celato nell’oblio dei nostri errori e dei fallimenti personali, che toglie la voglia e la sicurezza in noi stessi per il nostro miglioramento interiore. È l’arma vincente della mente. Necessita di tenacia e perseveranza.


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