ASPETTATIVA E OBIETTIVO

Nel linguaggio comune non viene fatta distinzione tra aspettativa e obiettivo, utilizzando entrambi i termini indistintamente, senza far caso al reale significato di ognuno, nonostante siano così diversi e tendenzialmente opposti come possibile risultato finale.
Mentre l’obiettivo viene programmato con ponderatezza, dopo una valutazione quantomeno veritiera e ben definita, l’aspettativa trae origine dalla mente e comporta un unico risultato possibile: la non riuscita, il fallimento, il non raggiungimento della soddisfazione del desiderio generante.

Sebbene l’obiettivo venga comunque gestito razionalmente, non pone le sue radici nella mente, bensì nella necessità di ottenere un risultato positivo per noi stessi, nell’intenzione di migliorare il nostro stato o le nostre condizioni personali, ma senza l’influenza di eventuali schemi mentali. Pertanto, un risultato negativo di certo non soddisfa le originarie esigenze. Per quanto riguarda l’aspettativa non si può dire lo stesso, essa infatti nasce dalla mente proprio con lo scopo di non soddisfarla, mantenendola attiva e provocando il tipico stato d’animo di frustrazione, negatività e triste sfiducia in sé stessi, negli altri e negli eventi della vita.

Il motivo per il quale la mente ha la necessità di mantenerci in uno stato ovattato, insoddisfatto e sfiduciato è da ricercare nel bisogno di tenerci schiavi nella nostra invisibile prigionia mentale, assoggettati a continui abbassamenti di vibrazione energetica e costretti ad una realtà fasulla, sporca di pensieri e priva di coscienza. In questa situazione rimaniamo ribelli mansueti, indifesi e inclini ad accettare qualsiasi sfruttamento da parte sua. La negatività risultante è il nutriente principale e fondamentale della mente; tali energie, oserei dire passive, permettono al nostro padrone mentale di proseguire incontrastato nella sua attività, tenendoci ben distanti da un eventuale risveglio interiore della coscienza e potendo, pertanto, continuare a sopravvivere come indiscusso, dispotico tiranno. La mente ha bisogno proprio di tutto questo per restare in vita.

È necessario imparare a discernere tra aspettativa e obiettivo, per non incorrere nel pesante errore di fraintendere le due situazioni, rischiando di diventare magazzini alimentari per la mente. Essere trattati come supermercati a costo zero credo non piaccia a nessuno, quindi è ora di dire basta e dare un taglio alle razioni giornaliere di chi si crede nostro padrone.

L’unico passo è quello di analizzare attentamente l’obiettivo, e se nasce il sospetto che il risultato preso in esame sia sufficientemente distante dalla definizione di “plausibile”, allora è sicuramente una aspettativa. In questo caso si può interrompere immediatamente le elucubrazioni mentali e gli accattivanti pensieri, quali promesse perverse ed insulse ove viene posto l’accento positivo su una matrice a dir poco negativa, oppure si può proseguire il pericoloso cammino, tenendo ben presente, perlomeno, l’origine senza lasciarsi trainare fino all’abisso emozionale o farsi abbindolare dalla perversione mentale, tanto nociva quanto perfettamente inutile per il nostro stato d’animo e il nostro benessere fisico ed interiore.

È bene tener presente, inoltre, che l’incosciente prigionia mentale viene sempre e comunque somatizzata dal corpo e, successivamente, espressa in qualche forma di malattia, patologia o disturbo fisico non poi così facili da eliminare, di norma dopo una settimana, o in certi casi anche a distanza di un mese. Quindi è meglio andarci davvero cauti nella scelta.
Si possono seguire i tracciati proposti dalla mente, ma sempre con coscienza e rimanendo oltremodo vigili, e, soprattutto, come una nostra scelta volontaria e personale non come decisione condizionata.


1 commento:

  1. Spesso la vita dell'individuo è uguale a quella di un attore che recita un ruolo di un film, ma senza sapere il copione, va a canovaccio, cammin facendo, poiché il copione lo conosce solo il Regista. La tensione mentale del desiderio è come vivere dentro un film in cui si vuol già sapere dall'inizio il suo esito, come finirà la storia d'amore, chi è l'assassino e via dicendo; questo accade sempre perché c'è un eterno altro da Sé, uno sdoppiamento continuo costante permanente, tipico della nostra condizione dualistica: c'è il me/Io e dall'altro capo c'è la mia proiezione, per cui energia e tempo alla fine hanno a che fare con un qualcosa prodotto da noi stessi, a circuito chiuso, a cui diamo la parvenza e l'identità di un'entità vivente ed invece è solo l'illusione prodotta da quella tensione. Invece la consapevolezza è il non-tempo, è la percezione in atto del meccanismo mentale, significa osservarlo con attenzione, senza far nulla, ma lasciando che tale energia passi attraverso di noi; qui sta la vera forza della appercezione e dunque crescita interiore: più si crea questa progressiva reductio ad unum e discesa nei nostri inferi, tanto più la coscienza si espande; si diventa sensibili, percettivi, intuitivi, fortemente empatici; in sostanza si tende sempre più a divenire delle antenne, che forse emettono qualcosa di buono, ma soprattutto creano un vuoto che viene riempito da un qualcosa di indefinibile, ma che fa prepotentemente parte della REALTA', si diventa neutri come il Mercurio: l'anima pura su cui incidere qualcosa di bello e profondo che alla lunga sviluppa un superiore livello evolutivo.

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