L'ABBANDONO

La quarta tra le malattie energetiche è l’abbandono. Sebbene meno radicata e più visibile del rancore, questa malattia mostra notevole resistenza all’intimo confronto, in quanto viene spesso facilmente confusa e considerata come attaccamento. Pertanto, benché in realtà si appoggi su principi assai differenti e nonostante la sua semplicità di manifestazione, è sostanzialmente molto diffusa, boicottando le decisioni nella vita di parecchie persone.
L’abbandono può essere espresso e vissuto nei confronti del proprio partner, dei genitori o dei figli, sia in forma attiva, dove siamo noi che abbandoniamo qualcuno, sia in forma passiva, dove noi ne siamo le vittime. Ciò comporta un atteggiamento quotidiano influenzato dalla paura dell’essere abbandonati o dell’abbandonare, così da provocare scelte di vita, di dialogo o sentimentali fortemente condizionate, allo scopo di evitare l’incorrere di una simile condizione. È abbastanza ovvio come possa essere facilmente considerata attaccamento, benché non lo sia affatto.

La principale differenza tra l’attaccamento e l’abbandono riguarda l’atteggiamento e il comportamento nella fase immediatamente successiva al verificarsi di un evento generatore. Per fare un esempio che possa rendere più semplice la comprensione, si può porre attenzione ad un caso classico: una donna, o uomo che sia, che si impegna affinché una persona si invaghisca di lei, o di lui, può soffrire dell’attaccamento che verrà espresso in termini pratici durante la realizzazione dello scopo ma successivamente, appena ottenuto il risultato desiderato, l’interesse andrà ad affievolirsi fino a cadere nell’ombra; nel caso dell’abbandono, invece, una volta raggiunto lo scopo l’atteggiamento sarà totalmente differente, tanto che l’interesse anziché affievolirsi si incrementerà notevolmente e risulterà difficile qualsiasi tipologia di allontanamento o distacco, sia da parte sua che dell’altro, o altra. C’è da dire, inoltre, che di norma chi soffre dell’attaccamento ricerca continuamente nuove situazioni a cui attaccarsi, vivendo con dolore la mancanza del possedere, mentre chi è vittima dell’abbandono è di base restio allo stimolo di nuovi possessi, ciò propriamente dovuto al malessere che si radicherebbe all’eventuale realizzazione del desiderio. L’attaccamento, pertanto, provoca dolore nella fase prima della realizzazione del desiderio, mentre l’abbandono ci rende la vita difficile nella fase che inizia con la realizzazione del desiderio stesso.

Alla luce di quanto detto, è importante peraltro essere coscienti che l’abbandono non riguarda solo eventuali partner, genitori o figli, ma trova sbocchi ben più gravi, pesanti e meno visibili anche nelle amicizie, negli oggetti che ci appartengono, nelle situazioni e in ogni condizione che possa donarci un piacere ma che mostri la prospettiva che possa avere un termine.

È opportuno, quindi, verificare i casi con particolare attenzione, ben concentrati su sé stessi e sulle proprie reazioni emozionali, proprio per evitare inutili confusioni che farebbero peggiorare il nostro stato d’animo e ci impedirebbero la nostra naturale presa di coscienza.

Come per le malattie energetiche precedenti, anche in questo caso il fisico potrebbe essere colpito da qualche somatizzazione. Nel caso specifico dell’abbandono, appunto, la ghiandola referente è il timo, mentre le patologie e i disturbi si possono verificare nei polmoni, nel cuore, nelle braccia e nelle mani, anche a distanza di tempo; un caso molto classico, immediato e parecchio diffuso, sono le mani perennemente fredde e arrossate.

L’unica cura possibile per questa malattia energetica è la sincerità, intesa come modello nella propria vita e nelle situazioni che incontriamo o ci appartengono. Evitare di proporre, o subire, eventuali bugie è una via sufficientemente semplice e immediatamente produttiva, come soprattutto smettere di raccontare a sé stessi pantomime inesistenti e prive di significato, quantomeno nocive e totalmente distanti dalla verità esistente che ci circonda. È bene, quindi, essere coscienti che il distacco è una normale situazione di vita e non ha alcun nesso comune con il mentale abbandono.


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