IL SENSO DI COLPA

È la malattia energetica più ambita in virtù degli aspetti apparentemente positivi che porta viziosamente in grembo. È fin troppo spesso enfatizzata ed elogiata negli spunti cinematografici, come punto di partenza per le  grandi imprese e gli altrettanto fiabeschi amori perfetti del grande schermo. In realtà, è una malattia dalla quale diffidare intimamente e deve essere valutata con ponderata cautela, in quanto portatrice di squilibri interiori non indifferenti, con conseguenze distruttive e a volte incolmabili.
Il senso di colpa nasce dalla congiunta azione di due specifiche malattie energetiche, il giudizio insieme all’abbandono, le quali, cooperando assiduamente, provocano uno spirito lascivo e rassegnato, nonché abbattono volontariamente ogni qualsivoglia difesa personale per lasciare il passo ad un atteggiamento negativo, autodistruttivo e, successivamente, aggressivo e violentemente egoistico.

Questa malattia energetica complessa a due componenti, si esprime e si manifesta con una sincera e profonda convinzione, che ci costringe a pensare di essere la causa attiva del malessere comune di coloro i quali ci circondano. Una convinzione che pone l’accento sulla nostra cattiva fede quotidiana, che mette in risalto le nostre colpe come causa scatenante e che dimostra, nel nostro intimo, quanto di più negativo possiamo offrire di noi stessi, seppur senza volerlo. Tutto ciò, tuttavia, è a ben vedere improbabile e il più delle volte totalmente privo di fondamento.

Cercare un rimedio al senso di colpa è inutile, le sue radici provengono dal giudizio e dall’abbandono ed è lì che bisogna porre rimedio. Il perdono e la sincerità sono, pertanto, le uniche cure possibili, da seguire con massima attenzione anche nelle piccole cose di tutti i giorni, soprattutto quelle che potrebbero passare inosservate o prive di valore.

Il senso di colpa consiste sempre di due fasi ben distinte: la mancata attenzione e la riflessione concreta. La prima fase si manifesta con una necessaria disattenzione autoindotta, sebbene apparentemente involontaria, che ha lo scopo di generare eventi, azioni o reazioni tali da creare un danno a qualcosa o a qualcuno, mentre la seconda fase consiste dell’accorgersi dell’inspiegabile e imperdonabile mancanza personale e del considerarsi totalmente colpevoli, a volte raggiungendo limiti che possono sfiorare e oltrepassare la mortificazione ingiustificata.

Oltre al nostro malessere, lo scopo del senso di colpa, che ovviamente è creato dalla nostra mente, è di seminare e alimentare il vittimismo in chi si relaziona con noi. Questi, dopo una prima fase dove veniamo intensi come persone integre, giuste e democraticamente equilibrate, si indispongono considerevolmente nei nostri confronti stizziti dall’eccesso della nostra debolezza, fino a sentirsi effettivamente vittime di un sistema da noi finemente studiato allo scopo di generare in loro confessioni dettate e non significative. Quindi, una strategia autolesionista e velleitaria, nella sua assenza di difese, che induce gli altri a non affondare colpi nella nostra direzione, stressando mentalmente chiunque fino a farlo scaturire nel vittimismo più radicato. La nostra naturale e successiva reazione sarà rabbiosa e fortemente egoistica, in virtù del nostro precedente senso di equità fin troppo responsabile.

Di conseguenza, si può affermare che il senso di colpa trova sbocco dalla comune azione del giudizio e dell’abbandono e stimola, in chi ci sta di fronte, l’attaccamento e il rancore, provocandone la quasi immediata manifestazione.

Si ben comprende l’azione a specchio del senso di colpa e del vittimismo, intimamente legate, le quali collidono in un vortice, accuratamente celato, a fronte della nostra ignara inconsapevolezza.

Perdono e sincerità sono la via per togliere peso al senso di colpa e, al contempo, sgravare gli altri dall’onere del vittimismo indotto.


Nessun commento:

Posta un commento