LA VITA E' PIU' SEMPLICE

Nonostante tutto ciò che ci è stato insegnato e i ritmi che ci sono stati accuratamente imposti, da una società quantomeno involutiva, la vita non è quel frenetico flusso patetico di azioni attive e passive a cui siamo abituati.
La vita è più semplice.
Oggi, tema molto caro e delicato, l’ambito del lavoro viene inteso come soluzione di sostentamento quando, in realtà, sono i soldi la vera unità di misura del nostro relativo tenore di vita. Infatti, non è complicato rendersi conto della mancata relazione tra più lavoro e miglior vita, tuttavia è immediato e istintivo il rapporto tra più denaro e vita più agiata. È bene, però, non sottovalutare un aspetto molto importante tenendo conto, così, del fatto che tutti noi, poveri e ricchi, siamo totalmente immersi nelle mille preoccupazioni quotidiane, sebbene di diversa natura ed entità per ciascun caso, senza alcuna riserva e senza sconto alcuno. In realtà, a ben vedere, la ricchezza conta quanto la povertà, nel senso che siamo tutti uguali di fronte alle paure. E ognuno di noi ha paura: chi di non avere abbastanza e chi di perdere tutto.
Il lavoro non deve essere inteso come l’unico modo per sopravvivere, perché sopravvivere non è lo scopo della nostra vita.

Oltrepassando l’aspetto economico, è meglio considerare il nostro lavoro come una occupazione piacevole ed interessante, stimolante nelle sue predominanti sfumature di grigio. Deve essere riconosciuto come un passatempo serenamente impegnativo. Se non riusciamo ad intenderlo in questi termini, allora non è il lavoro che fa per noi ed è necessario cambiare aria. L’intolleranza lavorativa non è una patologia curabile. Certo non è possibile cambiare attività da un giorno all’altro, si rende indispensabile e doveroso un periodo di transizione nel quale lasciar scemare l’attuale dispensa e dare l’avvio a ciò che davvero può esserci utile.
I passi da seguire sono solamente tre: sapere cosa davvero ci piacerebbe fare, capire come farlo e farlo per comprendere che è questa la vera vita, quella che viziosamente non ci hanno raccontato. Non è complesso, ci vuole un obiettivo, pazienza e tanta buona volontà, nonché piena fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.
Se, invece, facciamo parte di quella categoria morale convinta che maggior lavoro e maggior sacrificio innalzino la sicurezza di un domani più tranquillo, allora i tempi si allungano considerevolmente e ci vorrà un po’ prima di comprendere che quel giorno di tranquillità permanente non arriverà mai, perlomeno non se si prosegue tale percorso. La vita è davvero più semplice.

Passando il testimone, in amore è necessario fermarsi per un istante e riflettere su quale sia lo stato di forma della nostra realtà sentimentale. Se c’è dolore, rabbia, vendetta, sfiducia, delusione, se tutte le nostre relazioni assomigliano ad un’opera teatrale dove la commedia è sempre la medesima e semplicemente si cambiano alcuni attori, allora i casi possono essere soltanto due: o non è amore, oppure non vogliamo accorgerci che lo è.

Alleggerire gli impeti e vivere i rapporti, anche non amorosi, con maggiore disimpegno, soffice allegria e spensierata divergenza d’opinione nelle discussioni, nonché prediligere un’attenta consapevolezza e sentirci privi di qualsiasi obbligo non ben definito, e mantenendoci presenti, quanto più possibile, ad ogni attimo di compagnia, sono i segreti dell’amore e dell’amicizia.

Lasciare da parte gli schemi mentali prestampati è lo scontro più importante e altrettanto arduo, ma si può fare, siamo nati per questo. Nelle nostre relazioni, quindi, è consigliabile rallentare il passo e osservare sia chi ci accompagna, sia noi stessi, senza giudizio e senza confronto.
Il sentimento puro, onesto e sincero non è un macigno sullo stomaco, pianti ininterrotti e smarrimento sessuale, bensì è solo una lieve sensazione di benessere non spiegabile, costante e insaziabile. Questo è l’amore, questa è la vita ed è, appunto, più semplice.

Se piove non occorre disperare, in quanto possiamo trovare il sole dentro di noi, in quel luogo chiamato infantile rieducazione. Leggere, studiare, provare, osservare, creare, approfondire, giocare, riposare e rilassarsi sono un buon inizio per la vita, ma non come se un giorno dovessimo morire, non sarà così, perché la vita è più semplice.


2 commenti:

  1. "Il lavoro non deve essere inteso come l’unico modo per sopravvivere, perché sopravvivere non è lo scopo della nostra vita."

    Sarebbe bene, a mio avviso, che ciascuno di noi si prendesse un po' di tempo per riflettere su queste parole, perché sono una vera e propria chiave per portare nella vita di molti di noi quel cambiamento che ci sembra quasi immancabilmente un'irraggiungibile utopia.
    Infatti, in questa affermazione vi è lo strumento base per un fondamentale "salto quantico" di prospettiva. Soltanto quando saremo ben convinti, nel nostro sangue, nelle nostre viscere e nelle nostre ossa, e non soltanto negli spazi più o meno astrusi della nostra supponenza mentale che, appunto, sopravvivere non è "lo" scopo, per quanto possa essere una necessità di base, potremo operare da un punto di vista diverso, e quindi sottrarci alle pastoie che inevitabilmente ci tengono legati a quegli schemi che troppo spesso, come il carcerato che finisce per temere la libertà, abbiamo finito con il considerare l'unico paradigma possibile.
    Come assidua lettrice e studiosa di Castaneda, voglio ancora aggiungere che la sdrammatizzazione del proprio ego e delle sue vicende proposta in questo articolo mi sembra uno dei più potenti (e, appunto, semplici) strumenti terapeutici a nostra disposizione da sempre, ma il cui uso si rende più che mai raccomandabile a tutti nel tempo presente.

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  2. Sono pienamente d'accordo con te Giovanna e, come anch'io profondo stimatore di Castaneda, sono convinto che la via giocosa e la fanciullesca esperienza sono i migliori ingredienti per respirare l'esistenza.
    Come dici giustamente nelle tue righe, è indispensabile che tutto impregni le viscere, colori il sangue e forgi le ossa, convinzioni che devono non radicarsi in noi, bensì nascere in toto da noi stessi.
    Sono fermamente convinto che la vita non sia quella macabra processione di corpi insoddisfatti che si raccolgono in unità lavorative, ma tutte quelle candele accese che insieme illuminano la vita. Certo, alcune candele sono spente, tuttavia basterà avvicinarle ad un'altra accesa e anch'esse brilleranno.

    Tutto è più semplice, basta solo provare per rendersene conto. E in effetti i sistemi terapeutici attuali dispiegati in tal senso, caratterizzati da una visione quasi infantile seppur matura della realtà sono davvero raccomandabili, ma soprattutto sono da intraprendere come porte verso noi stessi, non più chiuse a chiave.

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