IL SENSO DI DIPENDENZA

Particolarmente diffusa, e forse la più semplice da riscontrare, è la malattia energetica del senso di dipendenza. Si nota facilmente se riferita ad oggetti di possesso, ma non occorre un occhio esperto per scoprirne la matrice anche nei rapporti personali tra le persone. Nonostante l’incisiva diffusione e la sufficientemente palese manifestazione, resta a tutti gli effetti un arduo nemico, e spesso una dura lotta interiore non basta per scardinarla.
Questa malattia nasce dalla concomitanza di altre due, quali il rancore e l’abbandono. Non è necessariamente potente, sebbene le sue radici penetrino fin nell’intimo, condizionando le scelte nei confronti di situazioni, condizioni, persone e decisioni. Può fare riferimento sia ad oggetti che a persone, definendo le relazioni sia con gli uni che con gli altri. Una possibile manifestazione, definibile come classica, riguarda la dipendenza dal fumo o dall’alcol, oppure shopping o quant’altro possa risultare mentalmente indispensabile per ottenere appagamento psicofisico. Un aspetto importante riguarda la sfera sessuale, dove il senso di dipendenza può prendere colore in tutte le sue infinite sfumature e condizionare in modo devastante la vita di una persona.

Purtroppo, tale malattia gioca tiri mancini, generando improbabili necessità impellenti, che successivamente devono assolutamente essere soddisfatte, a tutti i costi, per trovar pace nel nostro essere. Ovviamente, quella pace non si troverà mai, ma nel momento in cui siamo preda della dipendenza non esiste alcun verso contrario che risulti plausibile. In altre parole, una volta nella rete, è troppo tardi. In realtà le cose non stanno così, anzi, è decisamente possibile uscirne, e per farlo occorre comprendere che le necessità, che sentiamo prioritarie, non ci appartengono. Una possibile strada è proprio quella di non cedere al bisogno mentale, vivendo la condizione come un eventuale vizio o piacere personale, piuttosto che come morbosa incombenza.

Tuttavia, questo approccio non sarà sufficiente per controbattere la malattia del senso di dipendenza. Essa, infatti, non può essere sconfitta colpendola frontalmente, ma è indispensabile porre come bersaglio le due basi che la compongono, il rancore e l’abbandono. Colpendo le due fondamenta, alimentando pertanto la fiducia e la sincerità, essa crollerà senza opporre eccessiva resistenza.

In questo senso, è consigliabile trovare maggiore fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, evitare situazioni rancorose o di vendetta, non crearsi in nessun caso aspettative di abbandono e non persistere in situazioni e condizioni palesemente inutili o prive di significato alcuno. Quanto detto, va riferito sia ad oggetti di possesso, azioni o reazioni insite ed istintive non commisurate, sia a relazioni stantie e torbide con persone che non hanno più nulla a che vedere con la nostra vita, o anche per quanto riguarda la sfera sessuale, particolarmente pericolosa in questa malattia energetica.

Un genere di relazione a specchio, che può risultare stimolante e al tempo stesso pericolosa, è rappresentata da coloro i quali soffrono della malattia energetica del senso di inferiorità, particolarmente attratti dalla condizione di dipendenza altrui e facilmente penetranti fino al cuore della nostra stessa compatibilità. In questi casi le due malattie si alimentano a vicenda, e uscirne diviene un’impresa di non poco spessore. Al primo segnale è consigliabile valutare bene la situazione e considerare l’eventualità di un cambio di direzione immediato. Se il rapporto è già in piedi da tempo, allora è necessario armarsi di pazienza, nervi saldi e una buona carica di purezza affettiva, in quanto l’uscita di scena ci renderà responsabili della fine del rapporto agli occhi di chi ci sta di fronte, di certo non interessato a lasciarci andare.


Nessun commento:

Posta un commento